Prima settimana di giugno

Intenzioni e celebrazioni particolari

I Sacramenti

Testimonianza di un operatore ACLI
di Giovanni

Sveglia. 7.30 di mattina, neanche quando devo andare in università mi sveglio così presto. Prendo il telefono. Apro Whasapp. Messaggio del don. C’è da fare servizio questa mattina.

8.00. Sono in piedi, bevo un bicchiere d’acqua e vado a fare colazione con tutta la calma del mondo. Nessuno mi corre dietro.

9.30. Sono dalla protezione civile di Corsico, riempio il baule della macchina con tutto il cibo che hanno ricevuto tramite le varie donazioni. Io e il mio compagno dell’ACLI (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani) dividiamo il cibo raccolto e andiamo a portarlo alle famiglie in difficoltà, alle associazioni che ospitano donne perseguitate, in ville sequestrate dove alloggiano famiglie
rifugiate, o alla Caritas che a loro volta si occuperanno di distribuirlo. La cosa che mi colpisce è come in una villa sequestrata alla mafia dove ci abitava la moglie e il figlio di un boss, ci stiano nove, e dico NOVE, famiglie.
I sorrisi che ci fanno le donne o i ragazzi a cui consegniamo il cibo riscalda il cuore. Durano 10 secondi, ma a me sembra di viverli per ore, e non mi basta.

Ore 11.40. Fine del giro, riaccompagno a casa il mio compagno e torno a casa.
Durante il mio giro per le associazioni, ci sono altri miei compagni ed amici impegnati a distribuire le mascherine a tutti gli anziani del paese di Corsico. Come sempre c’è chi ringrazia e chi si lamenta: “Ma solo una? Cosa me ne faccio di una?”. Di solito rispondiamo sempre con un sorriso. A tutti.

Ore 13.00 apparecchio e si pranza. Anche stavolta ha cucinato papà, siamo fortunati. Sparecchio. Mia sorella lava i piatti. Vado a leggere.

Ore 15.00. Si torna in Protezione Civile. Bisogna andare a fare la spesa per una signora anziana. Andiamo a prendere la lista a casa della signora Maria. Ci chiede se vogliamo qualcosa da bere.
Molto ospitale. Spesa. Portiamo il comprato alla signora e ci fermiamo a fare quattro chiacchere. Più che del cibo, han bisogno di parlare con qualcuno per non sentirsi troppo sole.

Ore 17.30. Ho già fatto altre due spese. Torno a casa.

Ore 18. Scendo in cortile a tirare due pallonate contro il muro col mio vicino e ad allenarmi.
18.00. Doccia.
18.20. Non ho tempo per studiare, Un’ora e venti è poco, ora che tiro fuori i libri e mi concentro passa almeno una mezz’ora abbondante. Mi auto-illudo. Sono bravo in questo. Mi metto a leggere il mio libro. Nessuno mi corre dietro.

20.00. Si cena. C’è ancora un bel clima in casa. La quiete prima della tempesta? Si vedrà. Non credo.

21.00. Spengo il cell senza l’ansia di ricevere un messaggio che mi dice cosa fare domani. Nessun impegno improrogabile domani. Nessun dovere. Sono calmo, tranquillo, in pace.
Nessuno mi corre dietro.
Sono nel letto che leggo e penso: “Che bello leggere”. Sempre saputo, mai accorto. Mi assale il sonno.

22.30. Dormo.

7.30. Sono sveglio, lucido. Ho dormito 9 ore. Prendo il telefono. Apro Whasapp … E riparto.
Cacchio dovrei studiare. Vabbè, oggi scrivo una pagina per la Caritas sulla mia giornata.
Domani studio.

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